E-news letter Luglio 2014 7/8

Intervista a François Pannier

ICI: Come è avvenuto il tuo incontro con ICI?

François Pannier: Il mio incontro con ICI? Beh, devo fare un piccolo tuffo nel passato. Ho conosciuto Olivier Perpoint e Anna Segarra in occasione della mostra sulle maschere dell’Himalaya alla Fondazione di Watteville a Matigny. Il film di Ludovic Segarra sul Bhutan, proprio in quell’occasione, venne proposto alla direttrice della Fondazione per poter essere messo in vendita. Naturalmente, in occasione della mostra sulle maschere dell’Himalaya presso lo Spazio Durand-Dessert, esposizione della quale ero curatore, ripresi contatto con Olivier per presentare il film su uno schermo all’entrata e la messa in vendita dei DVD. Durante questi incontri Olivier mi fece partecipe dei suoi futuri progetti a Venezia che trovai immediatamente molto interessati e, quindi, accettai subito di partecipare all’avventura.

ICI: Perché lo Sciamanesimo?

F.P.: La mia scelta è approdata allo Sciamanesimo perché, per una prima prova in un luogo che non conoscevo molto bene, questo tema mi sembrava più adatto. In più, la dimensione degli oggetti semplificava il trasporto e l’assicurazione era molto meno costosa che per le maschere… Poi, lo Sciamanesimo è insito nello spirito delle persone e più portatore di significati rispetto agli strumenti di musica Santal, per esempio.Concludendo, per il lancio di un luogo di esposizione sconosciuto dal pubblico, questo tema mi sembrava più giudizioso.

ICI: Il tuo rapporto con Dinamorph?

F.P.: Parlando con Olivier ho trovato il progetto molto interessante, senza però troppo comprenderne il procedimento. Olivier, d’altro canto, ha molta esperienza nell’organizzazione e anche molto gusto, quindi non mi sono posto molti problemi. Dire che la messa in pratica dell’esposizione sia stata fatta nelle migliori condizioni, non è esatto. Tutte le persone possono essere ben d’accordo con me su questo punto. Non ho potuto vedere l’installazione terminata. Oggi, attraverso le foto, devo ammettere che il risultato mi sembra alquanto soddisfacente e che lo scopo iniziale, unione di arte etnografica e architettura contemporanea, è sicuramente ben riuscito.

ICI: L’arte etnografica e l’arte contemporanea possono, a tuo avviso, creare un bel connubio?

F.P.: Sicuramente l’arte contemporanea e l’arte tribale creano un bellissimo connubio. Basta dare uno sguardo ad alcuni artisti rinomati che hanno fatto convivere perfettamente i due stili: Arman, Tapies… E grandi collezionisti come Jean-Paul Barbier-Mueller che dimostrano perfettamente come l’armonia e la co-abitazione fra queste due forme artistiche esiste.

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